Definita “terapia dell’animale d’affezione”, la pet therapy è una co-terapia. Non va intesa come unica strada da seguire, ma come percorso riabilitativo che si affianca ad altri trattamenti o interventi sanitari (scopri i 5 motivi per iniziare un percorso di psicoterapia).
La pet therapy consiste nell’impiego di un “pet”, un animale domestico, spesso un cane o un gatto, per curare alcune malattie, favorendo la nascita di un legame affettivo tra paziente e animale in grado di dare forza e speranza durante il percorso di guarigione.
Il rapporto di amicizia e fiducia che si genera tra pet e padrone, infatti, può diventare così forte da risultare più efficace delle terapie tradizionali.
Pet therapy: a cosa serve
Prendersi cura di un animale può dare grandi benefici, tra cui avere un maggiore autocontrollo, calmare l’ansia e aiutare a superare lo stress.
A partire dalla fine del ‘700, molti medici, neuropsichiatri e psicologi iniziarono a cogliere il beneficio della pet therapy su pazienti affetti da depressione, ansia, autismo e altri problemi neurologici. Capirono che gesti semplici come accarezzare, coccolare o giocare insieme al proprio animale aiutavano i pazienti a instaurare con loro un vero e proprio dialogo che favoriva la curiosità, il rilassamento e la fantasia.
Ad oggi, gli interventi assistiti con gli animali (chiamati IAA) sono utilizzati in molti settori socio-assistenziali, come ospedali, case di riposo, centri di recupero, centri socio-educativi e persino carceri.
Pet therapy: con chi funziona meglio
Pet therapy per gli anziani
In Italia, il 39% degli over 65 possiede un cane o un gatto.
Secondo il Ministero della Salute, prendersi cura di un animale domestico dona tantissimi benefici agli anziani, tra cui la riduzione del loro senso di solitudine, che porta spesso alla depressione, e un maggiore stimolo al movimento fisico.
L’obiettivo della Pet therapy per gli over 65 è stimolare un dialogo e mantenere un contatto tra le persone e i loro animali domestici.
Si consiglia, in questo caso, l’utilizzo di cani o gatti di età avanzata, se non proprio anziani, o addirittura animali con handicap fisici, con i quali gli over 65 possano condividere gli stessi ritmi e bisogni. Un cucciolo agitato e pieno di energie finirebbe infatti per stancare eccessivamente il proprio padrone anziano e causare stress, vanificando tutti i benefici della Pet therapy.
Per Therapy per bambini
In caso di bambini con disabilità, autismo o disturbi comportamentali, la Pet therapy può rivelarsi davvero efficace, a volte anche più di una tradizionale terapia farmacologica.
Gli animali più utilizzati nelle terapie con i bambini sono i cani e i gatti, talvolta i cavalli e i conigli. Il piccolo paziente è in grado di sviluppare con il proprio animale un legame affettivo molto profondo, che risulta, nel corso del tempo, altamente terapeutico.
L’impiego di un animale domestico favorisce la comunicazione non verbale e stimola la curiosità e l’immaginazione, oltre a ridurre l’ansia e le paure.
La Pet therapy è quindi particolarmente efficace con individui che presentano disturbi dello spettro autistico, con grandi benefici sul livello di attenzione e sulle interazioni con gli altri individui. Inoltre, non tutti sanno che il semplice contatto fisico con l’animale è in grado di produrre endorfina e dopamina, utili a generare emozioni e pensieri positivi.
Pet therapy: l'affetto di un animale domestico
L’affetto di un pet può essere di grande aiuto anche in momenti di vita particolarmente difficili o solitari. Se si vive da soli, oppure ci è appena trasferiti in una nuova città e non si conosce nessuno, avere “qualcuno” che ti aspetta a casa è di enorme conforto. Inoltre, prendersi cura di un animale domestico, specialmente in giovane età, aiuta a responsabilizzarsi.
Quali sono state le vostre esperienze con gli animali domestici?
Vi leggo qui sotto.